I Luoghi e le vigne
Fichi d'India
La Sicilia è il punto di incontro delle culture che si sono sviluppate in Europa, in Africa e in Asia, ognuna delle quali qua si è fusa con le altre in un’unità inscindibile e irripetibile. Per cui oggi visitando l’Isola ci si può imbattere in tipi umani alti e biondi come vichinghi o bruni come berberi, mentre la cucina Siciliana è un concentrato dei tanti sapori presenti sulle sponde di questo piccolo mare o piuttosto grande lago il cui nome significa “in mezzo alle terre” o forse “al centro delle terre”.
Coppa del VII sec. A. C.
L’antico simbolo della Sicilia consta di tre gambe che formano una ruota (simbolo solare), cui nel punto di incontro si sovrappone il capo reciso della medusa con tanti serpentelli al posto dei capelli.
Medusa era una dea libica custode della scienza e della verità, la cui vista faceva diventare di pietra chi la guardasse.
La Sicilia è una terra dove la storia e l’arte giocano un grande ruolo. I siciliani hanno scelto di conservare i propri centri storici e la dimensioni tipica delle vecchie città europee per cui spesso ampie parti delle città piccole e grandi risalgono ai secoli passati, per esempio a Siracusa la cattedrale consiste semplicemente nel tempio di Atena (V secolo A. C.) adattato agli usi della chiesa cattolica, mentre Palermo ha il più ampio centro storico (intendendo per tale gli edifici anteriori al 1800) d’Europa e forse del mondo.
Assenti i grattacieli, le città sono costituite da edifici di modeste dimensioni, e come dappertutto nel Mediterraneo i centri più antichi si trovano spesso su colline non lontane dal mare.
Ancora oggi in molte città strade strette e piccoli slarghi costituiscono il sistema di circolazione e i luoghi della vita civile, commerciale e politica. Caratteristica di tutti i centri perlomeno di quelli anteriori al 1800 è la presenza di un castello.
In Sicilia il vino ha una storia plurimillenaria. Le testimonianze archeologiche infatti testimoniano la coltivazione della vite già verso il 1.500 A.C. e non a caso una delle più grandi cantine dell'antichità oggi conosciute si trova vicino Agrigento, attiva nel quarto secolo prima di Cristo, quando a Siracusa, Archestrato scrive il primo libro al mondo interamente dedicato alla gastronomia.
Secondo un noto enologo dei nostri giorni, tutte le uve da vino, provenendo dal Medio oriente e dalla Grecia, sono passate dalla Sicilia, per poi risalire verso il nord. Non sappiamo se sia così. E’ certo che in essa si coltivano ancor oggi centinaia di uve differenti: le principali delle quali sono, per i bianchi: catarratto, inzolia e grillo, e per i rossi, nero d'avola, nerello mascalese e frappato. Accanto ad esse sono state introdotte sia uve provenienti da altre regioni d'Italia sia le cosiddette internazionali: cabernet sauvignon, merlot, syrah, chardonnay e… tante altre che hanno dato splendidi risultati.
Icone ha i propri vigneti a Noto. Città famosa per motivi storici e artistici, con grandi tradizioni enologiche che arrivano ai nostri giorni e che risalgono almeno a 3.500 anni fa come attesta un falcetto da pota conservato nel locale museo archeologico.
A Noto nel 1889 fu fondata una regia cantina sperimentale per lo sviluppo delle tecniche colturali e di vinificazione che ebbe grande importanza anche fuori dall’Isola. Noto insiste su una strada del vino che da essa prende nome.
Le vigne
Il nostro vigneto (o meglio le vigne, di seguito si vedrà il perché) è situato in agro di Noto, in una Contrada che porta il magnifico e augurale nome di “Buonivini” (è proprio così, non l’abbiamo messo noi il nome alla contrada), in un territorio che è reputato fra i migliori in Sicilia per la produzione di grandi vini rossi e dove non a caso la presenza di vigne su grandi estensioni è attestata almeno da epoca romana (non lontano si trova la bella Villa del Tellaro). Una terra baciata dal sole lontana dai centri abitati, dagli opifici industriali e quindi dall’inquinamento da loro causato. Le vigne si trovano a pochi chilometri dal mare, con un’altimetria compresa fra i 45 e i 75 msl.
Vite ad alberello
Questa vicinanza fa sì che durante l’estate ci sia una quasi costante brezza marina che è tanto utile alla sanità delle uve, anche perchè contiene l’uso di fitofarmaci. I terreni sono prevalentemente argillosi, con un calcare totale superiore al 50% e un calcare attivo pari a circa l’11%. La composizione dei suoli è tuttavia varia, essendo presenti terreni bianchi (pochi e senza vigna), rossastri, grigi, neri. Le vigne (si comincia a capire il motivo del plurale) si stendono per circa 14 ettari e hanno due differenti impianti: quello tradizionale ad alberello e quello moderno a contro spalliera (cordone speronato semplice).
La parte ad alberello è di circa 6,50 ettari, di cui la più antica ha un po’ meno di quaranta anni e quella più recente attorno ai dieci anni. L’alberello antico ha un sesto d’impianto di 1,10 m per 1,10 m con una densità quindi di oltre 8.000 piante per ettaro; la parte moderna ha una densità di 5.000 piante per ettaro (2 m x 1 m).
Impianto a controspalliera
La vigne a controspalliera ha sei anni ed un sesto di 1,80 x 0,85, con una densità quindi di circa 7.000 piante per ettaro. La vite ad alberello presenta tre “rami” per pianta, dette spalle, ognuna delle quali porta sino a tre grappoli. Le spalle si dipartono mediamente a 50 cm dal suolo. La vite a controspalliera, che nel nostro caso è un cordone speronato, prevede 4/5 tralci per pianta ognuno dei quali con due grappoli. Il tralcio portante si trova mediamente a 70 cm dal suolo.
I portainnesti utilizzati sono diversi sia per la presenza di suoli di varia natura sia per ottenere uve con caratteristiche leggermente differenti che danno ricchezza organolettica al vino. Tali portainnesti sono sia quelli tradizionali: Paulsen e Ruggeri, sia altri più recenti.
La vendemmia di solito avviene nella seconda metà di settembre, anche se talvolta si è anticipata di una settimana e tal altra posticipata di due, perché si attende che le uve raggiungano la maturità ottimale, che cambia leggermente a seconda della giacitura, dei suoli, del tipo di impianto.
La raccolta è manuale. Le uve sono raccolte in cassette di modeste dimensioni e quindi riposte in una cella frigorifera a temperatura controllata, in maniera da impedire l’inizio di involontarie fermentazioni, in presenza di temperatura elevate.
Come da antica tradizione (risalente ai Greci) anche nel nostro caso alla coltura della vite è congiunta quella dell’olivo. Sparsi qua e là qualche albero da frutto (fichi, mandorli, albicocchi, carrubi), mentre qualche palma nana aggiunge il suo fascino selvaggio.