Gocce di storia
La fermentazione è un processo naturale. Quindi il vino d’uva è il risultato di un processo naturale. Diversamente, per la fermentazione di vino di frutta (pesca, prugne etc) occorre aggiungere zucchero, mentre i superalcolici si ottengono tramite il processo inventato dall’uomo della distillazione.
Lasciato da solo il grappolo matura sino a rompere la buccia e a fermentare. Sebbene solo dall'inizio del 1800 stiamo cominciando a capire cosa succede durante la fermentazione, il risultato di essa è ben noto da circa 9.000 anni.
E in effetti dal secondo millennio avanti Cristo a poco tempo fa non ci sono stati cambi sostanziali nei metodi di coltivazione della vite e di vinificazione. Tanto è vero che ancora oggi, in Italia per esempio, sono praticati metodi di allevamento della vite che sono chiamati "alla greca" (nel sud, detto anche alberello) e "all'etrusca" (nel centro-nord, detto anche sposata).
Tracce chimiche di bevande fermentate risalenti al 7.000 a.C. circa sono state trovate in Cina, e approssimativamente nello stesso periodo abbiamo tracce di birra e vino in Medio oriente, forse prima della birra e poi del vino, nonché di altri succhi fermentati.
Secondo recenti studi condotti dai ricercatori dell’Università di Pennsylvania del Museo di Archeologia e Antropologia, il vino era già utilizzato cinquemila anni fa in medicina dagli antichi egizi che usavano arricchirlo con erbe e resine che venivano immerse nel vino di uva al quale venivano quindi riconosciute proprietà medicinali.
Per i Sumeri, la vite ed il vino erano simboli di immortalità. E durante la sua ricerca dell'immortalità, Gilgamesh (personaggio della mitologia sumera) fa un incontro importante:
“Vive presso il mare la donna della vigna, colei che fa il vino; Siduri siede nel giardino sulla riva del mare con la coppa d'oro e i tini d'oro che gli Dei le diedero”.
Quindi, nonostante la bevanda preferita dal popolo fosse la birra, al vino era riservata una grande considerazione, essendo un dono divino.
Nella Bibbia, Noè con cui rinasce l'umanità dopo il diluvio universale, pianta un vigneto (dalle parti del monte Ararat, che storici e archeologi credono sia l'area da cui la cultura del vino si sia diffusa).
L'ayurveda, testo medico indù risalente al quarto millennio a. C., descrive gli effetti benefici del vino e le conseguenze negative del suo abuso.
Come detto prima, la maggior parte di storici, archeologi, linguisti e botanici concordano nel ritenere che il vino sia stato "inventato" da qualche parte a sud del Caucaso e a nord dell'odierno Iraq. Ce ne danno conferma antichi storici i quali raccontano i trasporti di vino lungo il fiume Eufrate dall'Armenia fino alla ricca Babilonia.
Il vino e' arrivato in Occidente al seguito dei Greci. L'Odissea e l'Iliade contengono numerose e dettagliate descrizioni del vino e del suo uso.
Sebbene, come testimonia la stessa Odissea, quando i Greci arrivano in Sicilia, il vino vi era già conosciuto, anche se era fatto con una vite selvatica, diversa quindi dalla vite che essi portavano.
I Greci e poi i Romani aggiungevano al vino erbe e spezie al fine di conservarlo più a lungo, una testimonianza attuale di ciò è l'uso ancora diffuso in Grecia di Retsina (vino cui e' stato aggiunta una resina). Molto spesso il vino era consumato allungato con acqua o comunque misturato con altri ingredienti.
Dioniso circondato da una
vite con grappoli
Il vino aveva nella religione greca un proprio dio, Dioniso , uno dei più importanti, nel cui onore erano rappresentate le tragedie.
Arrivato in Italia, cui presto i Greci danno il nome di "Terra del vino", grazie a all'espansione dell'impero romano, il vino raggiunge ogni parte d'Europa. Si diffonde l'uso e con esso la coltivazione della vite, che ebbe tanto successo che un imperatore romano, Domiziano, nel 92 d.C. è costretto a emanare un decreto con cui ordina l'estirpazione del 50% del vigneti fuori dall'Italia e il divieto di impiantare nuovi vigneti in Italia ... Come si vede la Comunità europea non ha inventato niente di nuovo.
Enoteca a Pompei
Verso il 1500 gli europei cominciano a spingersi in altri continenti e al loro seguito non può mancare la vite e il vino, sia a motivo delle abitudini alimentari e degli stili di vita consolidati sia perché senza vino non si può celebrare messa, per cui gli ordini religiosi sono messaggeri del vangelo e con esso del vino. Per cui e' proprio ad essi che si deve l'inizio della viticoltura in California, lungo quello che ancor oggi è chiamato "Camino real”.
Oggi il vino è certo una bevanda, il cui consumo continua espandersi, è un prodotto con un rilevante interesse economico a livello mondiale, a causa e attorno al quale lavorano contadini, agronomi, enologi, grafici, architetti, giornalisti, comunicatori e organizzatori di fiere e concorsi internazionali, ma e' soprattutto un grande fatto culturale e simbolico.
Capire di vino e parlare di vino immette in un circuito in cui tanti vogliono stare. Ci sono i fans del bianco, quelli del rosso e quelli delle bollicine, i fans dei vini tradizionali e dei nuovi stili, i fans della botte e quelli che come noi credono che la botte e il legno appartengano al passato e a una tradizione che finirà. Tutte queste divisioni (ne abbiamo citato solo alcune) e tutte le riviste e gli articoli di stampa che ci sono per il vino non si trovano nemmeno lontanamente per le altre bevande. Come diceva tanti anni fa una fortunata campagna pubblicitaria: Il vino e' cultura.
All’interno di un consumo mondiale in costante crescita, con nuovi Paesi, nuovi consumatori ma anche nuove zone di produzione, oggi siamo in presenza di un declino del consumo procapite in volume dei vecchi Paesi (Italia, Francia) e un aumento della spesa media e un aumento, anche cospicuo in volume e in valore in tanti Paesi del vecchio e del nuovo mondo.
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