L'etichetta
L'etichetta conta nella vita e conta nei vini. L'etichetta è il biglietto da visita di una bottiglia, di essa ci ricorderemo dopo il primo incontro se ci colpisce e che ci aiuterò a riconoscere quel buon (o cattivo) vino che abbiamo assaggiato fuori casa.
In giro per il mondo ci sono centinaia, migliaia di etichette, da tempo presenti, con una reputazione stabilita. Come può un'azienda giovane, con mezzi limitati, farsi riconoscere, distinguersi? I nostri vini sono buoni, lo sappiamo, ma dobbiamo farlo sapere agli altri, farci scegliere da chi non ci conosce. Bel problema.
Seguendo l'intuizione che ci aveva portati a scegliere come marchio "Icone", abbiamo voluto rompere con una tradizione che vede le etichette ricche di stemmi e grappoli d'uva, anche perché lo stemma richiama battaglie che non ci piacciono e i grappoli non contraddistinguono.
Anche in questo caso cercavamo qualcosa di semplice e immediato. Beh - abbiamo detto - siamo un' azienda giovane? Allora cerchiamo giovani grafici con un approccio non tradizionale, con uno sguardo aperto e diretto sulle nuove sensibilità e sui nuovi modi di comunicare. Volevamo qualcuno che, con un linguaggio attuale, esprimesse le grandi ricchezze della nostra terra.
Ci siamo rivolti pertanto ad alcuni amici, docenti del dipartimento di design dell'università di Palermo ed abbiamo esposto loro le nostre esigenze. L'accoglienza fu calda, anzi entusiastica. Anche per loro confrontarsi con i bisogni di un'azienda e affrontare il mercato era una sfida che li stuzzicava, era un circuito di comunicazione nuovo e intrigante.
Cominciarono con il selezionare un piccolo gruppo di giovani designer, cinque in tutto, bravi e motivati più un coordinatore. Dopodiché iniziarono gli incontri in cui noi comunicammo la nostra visione aziendale, i nostri scopi, i nostri mercati di riferimento.
Gli incontri avvenivano, anche per stimolare la fantasia e curiosità, in una storica e affascinante enoteca di Palermo. Un solo momento di disagio: all'inizio non tutti bevevano vino, alla fine degli incontri questo problema era stato brillantemente superato.
Li si mise in competizione puntando sull'orgoglio (avere una propria idea/prodotto in giro per il mondo, passando per le mani di tante genti, di tante culture) ma anche mettendo in palio un soggiorno in un posto-mito: California.
Un'unica indicazione, lavorare sul tema: icone.
Dopo qualche settimana arrivarono i progetti: andavano oltre le nostre aspettative, ci sembrarono tutti interessanti e innovativi, chiedemmo ancora uno sforzo di affinamento tecnico. Infine avemmo in mano i cinque progetti grafici.
Da Icone si passava a i.c.one.
La nostra ragione sociale diventava anche il nostro marchio. Secondo il seguente ragionamento, con "Icone" ci si riferisce al prototipo di un oggetto o di un ruolo, cioè alla sua immagine tipica e notoria.
Se noi vogliamo comunicare per "icone" perché non dirlo nel modo proprio della rapida ed efficace comunicazione contemporanea? Se la lingua universale d'oggi è l'inglese, dovevamo dare a "icone" un'espressività immediata in quella lingua.
Per i nostri giovani amici designer il gioco era facile e immediato, anzi intuitivo: "icone" è una parola italiana, che ha anche un'altra intrigante lettura, coincidente con la nostra visione.
Icone si può scomporre in "I" "C" "ONE", che nell' inglese della comunicazione via email e sms si legge "I see one". In italiano, Io vedo un …
Cioè vedo quella bottiglia, vedo quel vino, e' "l'unico" che "vedo", il meglio che vedo, ed è quello che scelgo. Sagace! Ci piacque.
Ma quale dei cinque progetti di etichette scegliere? Ci dovevamo fidare solo del nostro giudizio estetico? Forse no. Ci siamo allora rivolti a un'Agenzia che opera in ambito internazionale che conduce test di gradimento via internet su un panel formato da circa millecinquecento persone. Dopo una decina di giorni, l'agenzia ci comunicò il risultato: vincitore con oltre il 40% di gradimento il progetto di Maurizio Schifano.

Ma accanto al risultato anche le opinioni espresse dal panel e dai loro esperti di comunicazione. Le opinioni erano lusinghiere, ma quello che era più importante, le loro osservazioni coincidevano con gli obiettivi che ci eravamo dati all'inizio. Avevamo ben lavorato. Avevamo il vino, il marchio, l'etichetta. Cominciava l'avventura.